Il
paesaggio descritto nella letteratura
Il numero speciale 103/2005
di NATUROPA, la rivista del Consiglio di Europa, è dedicato
interamente alla descrizione del Paesaggio attraverso
splendide poesie raccolte in tutti i paesi dell'Unione
Europea e corredato da suggestive fotografie.
In tutta Europa ci sono molte persone di animo
artistico che leggono il paesaggio in termini
poetici, alcuni degli scritti sono anche molto
noti perché di autori di elevato valore
e riconoscimento. I poemi paesaggistici riescono
a trasmettere al lettore sensazioni meravigliose
che aiutano a cogliere e ad apprezzare i variegati
aspetti il paesaggio.
Il Paesaggio viene definito nella Convenzione
Europea sul Paesaggio del Consiglio d'Europa
(Firenze, 20.10.2000) come una parte del territorio,
percepita dalle persone, derivante dall'interazione
delle attività umane con i fattori naturali.
Attraverso i secoli e attraverso le vaste aree
del territorio europeo gli uomini hanno raccolto
immagini e percepito sentimenti che hanno potuto
ricollegare nei loro scritti ai luoghi abitati
o semplicemente attraversati durante un viaggio.
Le poesie e gli scritti ci ricordano, quindi,
che i sentimenti vanno ben oltre i confini geografici
e politici. Il Paesaggio viene vissuto quotidianamente
da ciascuno di noi, rivelandosi indispensabile
per la sopravvivenza nel rispetto dell'uso sostenibile
delle risorse.
La Convenzione Europea sul Paesaggio pone in
evidenza, inoltre- si legge in una nota FEIN
(Fondazione Europea Il NIBBIO)- come nel Paesaggio
si compenetrino diversi aspetti, culturale, ecologico,
ambientale e sociale che influenzano non solo
l'intera comunità ma divengono anche di
vitale importanza per lo sviluppo economico sostenibile.
Il Paesaggio contribuisce alla nascita delle
tradizioni locali, è una componente essenziale
per il patrimonio culturale europeo ed è di
primaria importanza nel determinare l'identità europea.
Tra le diverse poesie proposte nel numero speciale
103/2005 di NATUROPA, per l'Italia figurano l'Infinito
(Giacomo Leopardi 1798-1837), Paesaggi (Gaia
Gallotta, nata nel 1972) e un brano dei Promessi
Sposi (Alessandro Manzoni 1785-1873).
Attraverso la lettura del paesaggio le generazioni
future continueranno a contribuire all'unitarietà dell'Europa.
FEIN
STAMPA
Infinito
(Giacomo Leopardi 1798-1837)
Sempre caro mi fu quest'ermo colle
E questa siepe, che tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interinati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar mi è dolce in questo mare.
Paesaggi
(Gaia Gallotta 1972)
Percezioni intrinseche
del mio paese
Intriso di storia e sconfinato essere
Di alberi secolari, verdi distese soporifere,
Mari odorosi di battaglie o tiepidi tramonti,
Colline sconfinate, montagne dai colori
rosati,
piazze di ducati, borghi affastellati,
Sogni di un passato vivido nel presente.
Descrizioni di malinconia, di rabbia,
Di caos, di centri metropolitani,
Di incantevole pittoresco spruzzato di
ordine estetico e di arte.
Paesaggi, passaggi di flash back
Riflessi negli occhi stupiti di chi
Li vive, li ama o semplicemente li osserva
I
Promessi Sposi
Alessandro MANZONI (1785-1873)
Quel ramo del Lago
di Como, che volge a mezzogiorno, tra due
catene non interrotte di monti, tutto
a seni e golfi, a secondo dello sporgere
e del rientrare di quelli, vien, quasi a
un tratto,
a ristringersi, e a prender corso e figura
di
fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia
costiera dall'altra parte; e il ponte, che
ivi congiunge le due rive, par che renda ancor
più sensibile
all'occhio questa trasformazione, e segni il
punto in cui il lago cessa, e l'Adda ricomincia,
per ripigliar poi nome di lago dove le rive,
allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi
e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata
dal deposito di tre grossi torrenti, scende
appoggiata a tre monti contigui,
l'uno detto di San Martino, l'altro, con voce
lombarda, il "Resegone", dai molti
suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno
somigliare a una sega: talchè non è chi,
al primo vederlo, purchè sia di fronte,
come per esempio di su le mura di Milano, che
guardano a settentrione, non lo discerna tosto,
a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta
giogaia, dagli altri nomi di monti di nome più oscuro
e di forma più comune. Per un buon pezzo,
la costa sale con un pendio lento e continuo;
poi si rompe in poggi e in valloncelli, in erte
e in spianate, secondo l'ossatura de' due monti,
e il lavoro dell'acque. Il lembo estremo, tagliato
dalle foci de' torrenti, è quasi tutto
ghiaia e ciottolosi; il resto, campi e vigne,
sparse di terre, di ville, di casali; in qualche
parte boschi, che si promulgano su per la montagna.
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