Nibbio | News | Inanellamento | Paesaggio | Archivio | EMAS | Link | Contattaci | Home
 

A margine della 3° edizione dell’Universitè d’Etè 2006
ENOGASTRONOMIA

Quando si dice Trentino, oltre alle montagne e alla neve, si pensa anche al vino e alle mele. Ma la produzione tipica della provincia autonoma non si ferma qui. Sebbene limitata come quantitativo, l’offerta enogastronomia è variegata: piccoli frutti, ortaggi, formaggi olio e salumi. Quella legata al settore agricolo è una produzione che in termini economici non raggiunge il 3% del valore aggiunto provinciale, ma riveste un ruolo sempre più centrale nella produzione turistica del trentino.
La strategia provinciale di marketing turistico punta infatti a valorizzare i prodotti tipici inserendoli nei circuiti del turismo invernale ed estivo. Quindi menu a base di prodotti locali, ma anche itinerari come le “strade del vino e dei sapori” attraverso cantine, agritour, bed & breakfast e locali segnalati su speciali cartine.
Nel settore viticolo il trentino ha raggiunto livelli di eccellenza con i vini ottenuti da vitigni autoctoni (Teroldego, Marzemino e Nosiola) e con gli spumanti. Il trentino è, tra l’altro, il principale produttore di metodo classico italiano, con il 40% della produzione nazionale. Le bollicine trentine hanno ottenuto la denominazione “trento Doc”, sul cui rispetto vigila l’Istituto trento Doc metodo classico. Altra punta di diamante è il Teroldego Rotaliano.
La terra trentina dà ottimi risultati anche per altre tipologie di frutta. A cominciare dalle mele, che in Val di Non hanno ottenuto l’unica Dop italiana riconosciuta a questo tipo di frutta. La produzione complessiva raggiunge i 3.6 milioni di quintali, pari al 20% delle mele italiane, di cui il 60% (1.8 milioni di quintali) con denominazione di origine protetta. I produttori sono piccole cooperative riunite in consorzi. Il principale è il consorzio Melinda, ormai diventato un caso di studio per la particolare conformazione e il sorprendente successo ottenuto negli ultimi anni sui mercati internazionali.
Salendo di quota si trovano le colture dei piccoli frutti che stanno dando sempre maggiori soddisfazioni ai produttori. La Valsugana, la Valle dei Mocheni e l’altopiano di Pinè, sono le principali zone vocate. Si stima una produzione lorda vendibile di 25 milioni di euro, per l’80% realizzata da cooperative. Il prodotto principale sono le fragole (coltivate dai 500 ai 1.200 metri), seguite dalle ciliegie della Valsugana e dai frutti di bosco. Si tratta in particolare di fragoline di bosco, lamponi, more, mirtilli e ribes, capaci di crescere fino a 1.800 metri di quota.
In alta quota si trovano anche altri prodotti di qualità, tra cui formaggi. Nelle malghe si producono il Trentingrana (il più rinomato tra i prodotti caseari), la Spressa Dop, il Puzzone di Moena, il Casolet e il Vezzena. Questi ultimi tre sono diventati presidi di Slow food, che ha premiato anche salumi come la Lucania trentina e la Mortadella della Val di Non.
Scendendo al fondovalle, attorno al lago di Garda si produce l’olio extravergine Garda trentino Dop. Anche in questo caso produzione limitata (poco di più di 110 quintali) ma qualità elevata.

(da sole 24 ore, 2/10/2006)

 
 
 
Copyright©2000-06