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Effetto serra: situazione storica e nuovi sviluppi

L’attuale fase di riscaldamento del pianeta assume una straordinaria importanza per le conseguenze che i cambiamenti climatici hanno sia sull’ambiente che, in generale, sulle condizioni esistenziali, sociali ed economiche dell’umanità. Il più importante fattore che contribuisce al riscaldamento globale è la concentrazione in atmosfera di CO2 gas proveniente dai processi di combustione (industriali, per il riscaldamento etc.) o, in modo indiretto, dal disboscamento che depaupera il nostro pianeta della vegetazione in grado di trattenere anidride carbonica. Il concetto su cui si basa la lotta ai cambiamenti climatici è che l’impegno a tal fine si deve riferire a tutti i Paesi del mondo in quanto le cause e gli effetti di questo fenomeno sono individuabili su scala globale. Gli effetti ipotizzati sono diversi e serie: nel continente africano, entro il 2020, fino a 250 milioni di persone potrebbero essere coinvolte in gravi carenze idriche; lo scioglimento dei ghiacci polari potrebbe determinare l’innalzamento del livello dei mari e provocare così l’inondazione dei paesi costieri; con il mutare dei diversi habitat si registrerebbe una diminuzione di biodiversità con l’estinzione del 20-30% delle specie esistenti; gli oceani potrebbero diventare più acidi, causando la distruzione di coralli e vita marina. Risale a più di vent'anni fa (1979) la prima conferenza mondiale su questi temi. Gli scienziati hanno registrato una tendenza all’aumento della temperatura media globale di molto superiore a quella registrata in epoche passate individuando non solo le cause naturali responsabilili come la variabilità della attività solare ed eruzioni vulcaniche, ma anche l’influenza delle attività umane, prime tra le quali la deforestazione e l’industrializzazione. Con l’entrata in vigore, nel 1994, della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC- United Nations Framework Convention on Climate Change) delle Nazioni Unite si è concertato un piano d’azione concreto atto a frenare i cambiamenti climatici favorendo, con il controllo, la riduzione delle emissioni di gas serra. Lo strumento operativo che impegna i 189 paesi che hanno sottoscritto la Convenzione a ridurre nel periodo 2008-2012 le emissioni annue di gas serra del 5,2 % rispetto ai valori del 1990, con differenti obiettivi di riduzione per i singoli paesi, è il Protocollo di Kyoto, entrato in vigore il 16 febbraio 2005. Nel 1988, è stato istituito l‘IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, Gruppo intergovernativo sul cambiamento del clima) che annovera 3.000 scienziati impegnati a monitorare gli impatti dei cambiamenti climatici. L’IPCC è pervenuto ad allarmanti proiezioni. Il Rapporto di Valutazione del 2007 indica come la temperatura media globale è incrementata di 0,74°C negli ultimi 100 anni, dal 1906 al 2005, con particolare riferimento agli undici degli ultimi dodici anni (1995 -2006); il livello medio globale dei mari è cresciuto di 1.8 mm in media per anno dal 1961al 2003, ed in particolare tra il 1993 e il 2003 quando si sono registrati valori di 3.1 mm per anno; la concentrazione globale atmosferica di CO2 è aumentata da un valore preindustriale di 280 ppm, nel 1750, a 380 ppm nel 2006; è in decremento l’estensione dei ghiacciai montani e della copertura nevosa, inoltre, i dati che pervengono dai satelliti, rilevano una perdita media di ghiaccio artico di circa 2,7% per decennio; la temperatura media dell’Artico è aumentata quasi del doppio rispetto a quella degli ultimi 100 anni; è aumentato il numero di cicloni tropicali e di tempeste nel nord del pianeta; infine si sono registrati, dal 1970, periodi più lunghi e più intensi di siccità specialmente nelle zone tropicali e subtropicali. Gli scienziati dell’IPCC ritengono essenziale dover adottare provvedimenti, realizzabili anche in un preciso contesto economico, al fine di contrastare il mutamento climatico. Risulta così essenziale predisporre delle misure idonee come possono essere l’uso di fonti di energia rinnovabili e l’implementazione dell’efficienza energetica. E’ a questo fine che la comunità internazionale -UNFCCC, allarmata, è intervenuta sia analizzando le cause, e quindi adottare strategie di mitigazione, che studiando gli effetti ed utilizzare strategie di adattamento. Ecco quindi che ai Paesi dell'Unione Europea è stato imposto un obiettivo di riduzione dell’ 8% e, a tal proposito, l'Italia si è impegnata a ridurre le proprie emissioni del 6,5%. Per la Federazione Russa, l'Ucraina e la Nuova Zelanda non è stata prevista alcuna riduzione delle emissioni, ma solo una stabilizzazione. Altri Paesi possono invece aumentare le loro emissioni, entro il 2012 e rispetto al 1990, la Norvegia fino all'1%, l'Australia fino all'8% e l'Islanda fino al 10%. Per i Paesi in via di sviluppo non viene previsto alcun tipo di limitazione alle emissioni di gas serra. Per quanto detto si evince come, grazie alla sottoscrizione della Convenzione e del Protocollo, molte Nazioni sono state stimolate a emanare diverse politiche nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra proponendo misure efficaci di risparmio energetico, un uso più razionale dei combustibili fossili, uso di fonti energetiche rinnovabili, implementazione dell'efficienza energetica. In conclusione, ma necessario di ulteriore proseguo, è importante sottolineare come i futuri accordi internazionali per un nuovo trattato globale, per il “post 2012”, godranno di maggiore consenso se saranno efficaci dal punto di vista ambientale, come è stato messo in evidenza nei recenti negoziati della Conferenza ONU sui cambiamenti climatici COP13, tenutasi a Bali nel dicembre 2007. Quando nel 2012 la prima fase del Protocollo di Kyoto sarà terminata, verranno proposti, per la seconda fase, degli obiettivi per la stabilizzazione della concentrazione di gas serra in atmosfera ancora più ambiziosi. Per raggiungere questi scopi è necessario predisporre l’attuazione di efficaci politiche nazionali e locali che la Commissione Europea ha annoverato nelle Climate Action. A seguire

Maggio 2008
FEIN STAMPA
 
 
 
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