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Classificare per innovare la gestione delle Aree Protette (AP)

In vista del prossimo Congresso Mondiale della Conservazione della Natura della IUCN (Barcellona - ottobre 2008) e in continuità con il piano di lavoro avviato dalla Federparchi, il CED-PPN del Politecnico di Torino e l’AIDAP, il 19 maggio 2008 si è tenuto, come ulteriore momento di analisi e riflessione in riferimento al tema delle nuove linee guida IUCN per la classificazione delle Aree Protette, il Workshop CLASSIFICARE PER INNOVARE LA GESTIONE DELLE AREE PROTETTE nella Sala Conferenze Kyoto dell’Environment Park di Torino.
Il Workshop ha rappresentato un importante momento di confronto su temi che impattano sulle politiche di conservazione e sulla gestione delle Aree Protette (AP). Una corretta classificazione delle AP, intesa quale percorso per riverificarne le missioni e le finalità, può contribuire a migliorarne l’efficienza e l’efficacia. I relatori hanno spesso sottolineato come il processo di attribuzione debba prevedere una ampia partecipazione che possa offrire non solo uno strumento per la pianificazione nazionale o regionale ma anche un indirizzo importante alla gestione e che, dunque, coinvolga in primo luogo chi oggi sta gestendo le AP.
Il Workshop si è presentato con un taglio “pratico”, proponendo al dibattito, oltre ai necessari inquadramenti generali relativi al dibattito internazionale in corso all’IUCN, casi concreti tratti dall’esperienza italiana.
Sono così intervenuti, orchestrati da Roberto Gambino (Direttore CED PPN – Dipartimento Interateneo Territorio) che ha svolto anche le conclusioni di fine giornata:
Nicola de Ruggiero (Assessore all’Ambiente, Parchi e Aree Protette della Regione Piemonte) che ha sottolineato l’evoluzione della concezione di AP.
Ippolito Ostellino (Presidente AIDAP – Associazione Italiana Direttori e Funzionari Aree Protette) che ha posto in evidenza come il ruolo delle aree protette non debba essere relegato solo alla tutela ma come le AP debbano essere parte integrante nello sviluppo del Territorio.
Attilia Peano (Professore Ordinario di Urbanistica- Politecnico di Torino, CED PNN) che si è soffermata sulla necessità di correlare le politiche ambientali delle aree protette con quelle economico-sociali del territorio; la necessità della rete, inoltre, è essenziale come baluardo della biodiversità (SIC e ZPS in ambito di Natura 2000), le diverse azioni devono essere convergenti, in direzione dello sviluppo sostenibile.
Daniela Talamo (responsabile Rapporti con le Organizzazioni Internazionali, Federparchi) ha illustrato i diversi steps esteri ed italiani che hanno portato all’elaborazione del Draft per le nuove Giudelines dell’IUCN; in particolare l’Italia si è proposta attivamente per una elaborazione concreta e partecipata
Federica Thomasset (Consulente ricerca CED PPN) espone sugli ultimi dati disponibili in riferimento alle classificazioni delle AP in Europa.
Patrizia Rossi (Direttore Parco Naturale delle Alpi Marittime) pone in evidenza le modalità di collaborazione transfrontaliera nel piano di azione comune con il Parco Mercantour
Dario Furlanetto (Direttore Parco Lombardo della Valle del Ticino) sottolinea come spesso diverse sono le convenzioni internazionali che regolano uno stesso argomento e questo pone serie difficoltà quando, ad esempio, bisogna gestire delle acque che sottostanno a leggi diverse nei diversi Paesi.
Lucilla Previati (Direttore Parco Regionale del Delta del Po Emilia-Romagna) che relaziona sulla politica del Paesaggio mettendo in evidenza come la natura è continuamente plasmata dall’uomo
Giuliano Tallone (Direttore ARP – Agenzia regionale per i Parchi della Regione Lazio) che espone sulla necessità di evoluzione progressiva dell’approccio al Parco dal punto di vista ecologico. Oggi si necessita di una visione più aperta ed articolata, non arroccata su vecchie concezioni ma che permetta una gestione in cui come elemento saliente deve figurare anche l’uomo.
Augusto Navone (Direttore Area Marina Protetta Tavolata Punta Cosa Cavallo) pone l’accento sull’economia di sistema e Nino Martino (Direttore Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi) espone sull’esperienza maturata nel Parco.
Prendendo spunto dalla questione della classificazione, quindi, il dibattito si è concentrato sull’applicazione delle categorie IUCN in termini “operativi” in riferimento alla definizione di Area Protetta e dei relativi obiettivi di gestione, primi fra tutti la conservazione della biodiversità, l’efficacia della gestione, i sistemi e le politiche di governance.
I paesi europei hanno proceduto a classificare le loro AP secondo le categorie IUCN (tranne il 34.5%) incontrando difficoltà interpretative che si vuole cercare di superare con le nuove linee guida. Per quanto attiene il nostro Paese le classificazioni effettuate dal 1994 hanno comportato circa 176 passaggi da una categoria all’altra e, ad oggi, il 45% delle AP non sono ancora classificate.

Maggio 2008
FEIN STAMPA

 
 
 
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