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2010:
l’anno
della biodiversità
L’Onu
dedica il 2010 all’importante tema della preservazione della
biodiversità. Con questo termine ci si
riferisce alle diverse specie viventi presenti sul nostro pianeta,
appartenenti ai cinque regni, ed, in particolare, vengono prese in
considerazione le specie più fragili, che per i più variegati
motivi sono a rischio di estinzione. La Convenzione, ratificata da
193 paesi, riguarda tutti gli organismi viventi della terra e invita
a difendere la biodiversità, a usare in modo sostenibile le risorse
genetiche, a distribuire equamente i benefici di questo utilizzo, ad
agire in modo sicuro in ambito tecnologico, soprattutto nel settore
delle biotecnologie. Alla base, la premessa che sono i diversi
ecosistemi del mondo a purificare l’aria e l’acqua fondamentali
per la vita, a stabilizzare e moderare il clima terrestre, a
rinnovare la fertilità del suolo…L’Italia, data la sua peculiare
conformazione geografica, è uno dei Paesi più ricchi in
biodiversità in Europa ed è per questo motivo che è direttamente
coinvolta nella Convenzione sulla Biodiversità elaborata a Rio de
Janeiro nel 1992 e successivamente rinforzata dal trattato di
Gotemburg nell’auspicata ipotesi di arrestare la perdita in specie
fino al 2010. La biodiversità è la vita, la
biodiversità è la nostra vita. Con questo
slogan le Nazioni Unite danno il via all’Anno
Internazionale della Biodiversità.
Paladini della preservazione sono stati, per
diversi anni, i Parchi, aree protette ove le specie endemiche, quelle
di maggior attenzione perché costituite da pochi esemplari o perchè
sopravissute da un passato remoto, sono ancora difese dall’avvento
di antagonisti o dalla presenza dell’uomo che spesso si è reso
artefice di devastazioni importanti. In attesa che la
sensibilizzazione nel rispetto del’ambiente preveda che esso venga
rispettato globalmente e che l’antropizzazione risolva in modo più
intelligente e rispettoso dei delicati equilibri naturali le sue
difficoltà di rapporto con la natura, ecco che le aree verdi-
istituite nel corso di questi ultimi anni-
assolvono il ruolo di veri e propri baluardi eretti in difesa della
biodiversità dove il piccolo coleottero, la farfalla variopinta, la
particolare specie arborea, il gioioso uccellino ed il timido
pesciolino, possono godere ancora di habitat idonei alla loro
sopravvivenza che, in altri luoghi, è stata invece seriamente
compromessa. E questo perché la biodiversità è la base su cui si
regge l’intero ecosistema terra; se si dovesse impoverire, l’intera
complessa rete di delicati equilibri evolutasi nei secoli verrebbe a
vacillare portando, inevitabilmente, ad un epigolo sfavorevole, così
da compromettere la sopravvivenza di tutti. La biodiversità ha un
inestimabile valore scientifico: di molte specie ancora si conosce
poco e sappiamo che la scienza ha sempre preso spunto da peculiari
caratteristiche studiate in natura per elaborare strumenti e
dispositivi; la ricerca ha selezionato molecole naturali
successivamente utilizzate in campo farmaceutico (principi attivi di
alcuni farmaci), medico (vaccini), agricolo, per cui non ci dovremmo
stupire se qualche proprietà fino ad ora sconosciuta possa essere
estrapolata in un prossimo futuro e applicata nella nostra società.
Preservare la biodiversità significa, quindi, garantire la
sopravvivenza delle generazioni future.
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