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I cambiamenti climatici e la conservazione degli uccelli migratori in Europa

In un recente meeting del gruppo di esperti di Biodiversità e conservazione, tenutosi a Siviglia, il Direttore scientifico del santuario Hawk Mountain in Pennsylvania, Keith Bildstein, parla del report sui cambiamenti climatici e la conservazione degli uccelli migratori in Europa, identificando gli effetti e le priorita’ di conservazione (sul punto si richiama la presentazione del rappresentante FEIN- Inf. Ferdinando Ranzanici, che si è espresso sullo specifico tema delle migrazioni all’Osservatorio ornitologico di Arosio e i cambiamenti climatici www.coe.int).
I rischi maggiori sono quelli a cui vanno incontro gli uccelli migratori a lungo raggio, dal momento che diverse specie intraprendono anticipatamente il viaggio migratorio primaverile verso l’Europa e sostano in quegli areali più a lungo; questo fa presupporre che il fenomeno migratorio di per se stesso sia minacciato.
Keith Bildstein sottolinea il ruolo della migrazione come “motore” della biodiversità e il vagabondaggio come una evidenza degli impatti delle variazioni climatiche. Per cui chiede la protezione dei migratori, specialmente in Europa meridionale, e espone la necessità di ulteriori studi e ricerche. Sarebbe opportuna una maggiore sorveglianza e l’istituzione di una accurata rete di monitoraggio per un nuovo e dinamico sistema di aree di protezione.
Sono specialmente i rapaci, insieme ad altre particolari specie, ad essere considerati buoni indicatori degli impatti dovuti al cambiamento ambientale. Diversi membri del Gruppo di Esperti della Convenzione di Berna, durante il meeting, hanno messo in evidenza come sia opportuno introdurre nella lista dei siti peculiari per il monitoraggio della biodiversità, alcune aree dell’Europa dell’est come le coste del Mar Nero, il Bosforo e la parte orientale della Turchia.
Per incentivare un maggior controllo vengono citati esempi di progetti messi in atto in Nord America e che potrebbero calzare anche in Europa; si tratta di “Terre date in custodia” o “terre date da gestire”. Queste nuove formule potrebbero essere integrate a quelle già esistenti, al fine di evidenziare al meglio possibili influenze sulla biodiversità determinate dalle mutazioni del clima e, in questo modo, poter intervenire con tempestività alla salvaguardia delle specie esistenti.

30 Aprile 2008
 
 
 
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