A
Gambara, paesino della bassa bresciana, è dal
1999 che presso una piccola radura di alberi
spogli, nella stagione invernale, è possibile
incontrare coppie di Osio otus che ivi trovano
rifugio durante le ore notturne. In quest’area
utilizzano, alcune volte, nidi già costruiti
da altre specie. Ai piedi degli alberi è possibile
notare anche in caso di loro assenza, i segni
della loro sosta: si tratta delle borre, rigurgiti
contenenti resti di cibo non digerito come ossa
di micromammiferi e di rettili, peli, piume di
piccoli uccelli. Il Gufo comune è uno
dei rapaci più rappresentativi dell’avifauna
notturna della Regione Lombardia riconoscibile
anche per la tipica vocalizzazione che consiste
in un ripetersi di continui “uh” in
modo sommesso e melodico. Solitamente, al di
fuori della stagione riproduttiva, è una
specie solitaria, ma a volte in inverno è possibile
che si riunisca in piccoli gruppi di decine di
individui a formare il roosting. La colorazione
del piumaggio- fulvo-marroncino- lo rende molto
mimetico anche se le parti inferiori e i fianchi
mostrano sfumature giallo-ocra e castano-chiaro
con strie scure che lo rendono così più facilmente
osservabile di notte in volo. Come tutti i rapaci
notturni il Gufo comune possiede un volo impercettibile
e gli occhi, di color giallo arancione, in posizione
frontale; si distingue da altre specie notturne
per la tipica presenza dei due ciuffetti auricolari
che potrebbero essere scambiati, dai profani,
come vere e proprie orecchie e che in realtà consistono
in un insieme di piccole piume poste sulla sommità del
capo che cambiano posizione- da ritte a più o
meno abbassate- a seconda degli “umori” del
rapace.
E’ sempre più facile osservare il
Gufo nelle aree periurbane, posato, ad esempio,
su cartelli stradali o bassi muretti, sempre in
allerta così da essere rapido nel lanciarsi
impercettibile sulle possibili prede. La sua modalità di
caccia è tipica dei rapaci notturni: sorvola
le aree prative e le periferie urbane sondando
minuziosamente con l’udito il terreno alla
ricerca delle prede. Il volo è reso particolarmente
silenzioso per adattamenti anatomici in quanto
la specie ha sviluppato un piumaggio più soffice
e morbido, rispetto a quello dei rapaci diurni,
che ricopre anche tutte le zampe, in modo tale
da attutire i suoni prodotti, in particolare, dal
battito alare; inoltre ciascuna penna primaria
esterna presenta una peculiare sfrangiatura che
attenua l’attrito con l’aria. E’ per
questo adattamento evolutivo che le prede, anche
nel pieno della tranquillità notturna, non
sentono l’avvento dello strigiforme se non… quando è troppo
tardi…
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