Aree
coltivate abbandonate: il difficile ripristino
dell'equilibrio naturale
Che
cosa si intende con paesaggio naturale? Solitamente,
il paesaggio determinato da fattori ambientali,
quali il clima, il suolo, gli organismi animali
e vegetali.
Inoltre, è possibile che, una volta che
un'area agricola non viene più sfruttata,
possa instaurarsi un paesaggio naturale? La risposta
a questa domanda non è semplice: prima
di tutto preme evidenziare come le aree naturali
abbiano subito uno sfruttamento antropico da
diversi secoli per cui le condizioni ambientali
di quella regione non potrebbero essere più le
medesime del passato con la ricostituzione del
medesimo paesaggio. Inoltre, diversi studi svolti,
dimostrano come la dinamica postcolturale, oltre
ad essere complessa, si svolge anche in un tempo
relativamente lungo, per cui non ci si può attendere
un rapido avvicendamento delle specie vegetali
e, quindi, animali fino ad arrivare all'equilibrio
naturale iniziale. Con l'abbandono delle aree
agro-silvo-pastorali, i nuovi equilibri instaurati
vanno in crisi: il campo non più falciato
a fieno o la prateria pascolata, sono invasi
da specie arbustive che venivano in precedenza
tagliate, bruciate o non si sviluppavano per
effetto del morso del bestiame; il bosco che
veniva tenuto sgombro con strato erbaceo sfruttabile
per il pascolo, per la raccolta dei funghi e
della legna da fascina, se abbandonato, si accresce
in altezza diventando oscuro e inadatto alla
crescita dell'erba e dei funghi e, invaso dagli
arbusti, diventa facile preda del fuoco. Il problema
della dinamica postcolturale, come si evince
dagli esempi sopra riportati, è diventato,
quindi, una delle maggiori difficoltà ambientali
dei paesi europei. Gli stadi intermedi che portano
allo sviluppo del paesaggio naturale in una area
abbandonata, possono avere durata secolare e
costituiscono un serio problema perché non
hanno apparentemente nessuna utilità:
sono formati spesso da popolamenti arbustivi
di specie spinose che impediscono il transito,
il pascolo, la raccolta dei frutti del sottobosco
e non rivestono valore ricreativo. Il suggerimento – si
legge in una nota FEIN (Fondazione Europea IL
NIBBIO) - è che i piani di gestione del
territorio siano lungimiranti nell'individuare
quali siano le vocazioni del territorio e, unitamente
agli studi sulla dinamicità del popolamento
naturale del territorio, individuino soluzioni
di recupero che possano valorizzare la risorsa
che, altrimenti, andrebbe per diverso tempo persa.
FEIN STAMPA
Gennaio 2006/01
Per saperne di più:
FEIN,
Osservatorio ornitologico Via Perego, 1 22060
Arosio (Como)
e-mail: fein@nibbio.org |